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Con una cerimonia solenne e carica di significato, Sergio Mattarella ha inaugurato ufficialmente L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, sancendo un passaggio simbolico fondamentale nel lungo cammino di rinascita della città dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Nel suo intervento, il Presidente della Repubblica ha ricordato come la ricostruzione sia stata una sfida “ardua”, ma anche una storia di successo collettivo. La nomina a Capitale della Cultura rappresenta, secondo Mattarella, un contributo prezioso al pieno rilancio della comunità aquilana: un percorso che appartiene ai cittadini, ma che coinvolge l’intero Paese. Dopo le sofferenze di un passato ancora vivo nella memoria, L’Aquila ha saputo reagire, mobilitando energie e risorse che hanno portato a risultati concreti nel recupero del patrimonio, nella ripresa economica e nella ricostruzione del tessuto sociale.
Dal Capo dello Stato è arrivato anche un forte richiamo al valore universale della cultura come strumento di dialogo e di pace, in contrapposizione a ogni ritorno di strategie di violenza e sopraffazione. Investire in cultura, ha sottolineato, significa investire nella comunità e nella democrazia.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito il titolo del 2026 come il sigillo di una rinascita ormai evidente: la dimostrazione che una comunità operosa ha saputo trasformare le macerie in un modello di partecipazione e visione condivisa, aperta al mondo. Diventare Capitale italiana della Cultura, ha aggiunto, richiede uno sforzo corale che L’Aquila ha saputo affrontare e vincere, superando una concorrenza ampia e qualificata. Per Giuli, la città è da sempre una capitale culturale, cuore della civiltà appenninica, in dialogo naturale con Rieti in un progetto che guarda oltre i confini locali.
Al centro della cerimonia anche il messaggio del sindaco Pierluigi Biondi, che ha indicato nei giovani i protagonisti della rinascita. Un invito diretto a essere esigenti e coraggiosi, a scegliere il proprio futuro e a credere in una città che torna ad attrarre studenti, lavoratori e nuove famiglie. La cultura, nel suo discorso, è stata descritta come il perno della ricostruzione: memoria, autenticità e sviluppo, ma anche progetto rivolto alle nuove generazioni e alle aree interne dell’Appennino.
A chiudere il quadro istituzionale, l’intervento del presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, che ha parlato del 2026 come di un atto di fiducia verso una comunità capace di rialzarsi con dignità e coesione. La nomina a Capitale italiana della Cultura, ha spiegato, va oltre il valore simbolico e rappresenta la capacità dell’Italia di custodire il proprio patrimonio innovandolo, facendo della cultura un motore di coesione sociale e crescita.
L’Aquila si prepara così a vivere un anno che non è solo celebrazione, ma promessa: una nuova stagione di rinascita, unità e orgoglio nazionale, nel segno della cultura come chiave del futuro.