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È stata una giornata segnata dalla paura e dalla tensione quella vissuta ieri sul Gran Sasso, dove i soccorsi sono stati chiamati a un doppio fronte: da un lato il recupero di due giovani escursionisti in difficoltà, dall’altro l’angosciosa e ancora irrisolta vicenda della scomparsa di Karol Brozek, di cui non si hanno notizie da due mesi.
Nel primo pomeriggio, due 26enni romani sono scivolati per decine di metri lungo un canalone del Monte Ocre, restando bloccati a circa 1.900 metri di quota. Le condizioni meteo avverse hanno impedito l’intervento dell’elicottero, costringendo i soccorritori a operare esclusivamente via terra. Una volta raggiunti, i giovani sono stati trovati in buone condizioni e messi in sicurezza: da lì è iniziata una lunga e complessa discesa verso valle, resa possibile grazie a una serie di ancoraggi e manovre tecniche che hanno permesso di condurli fino alla strada.
Intanto, però, il tempo continua a scorrere senza risposte sul destino di Brozek. Era il 19 novembre 2025 quando le telecamere di sorveglianza sul piazzale di Campo Imperatore avevano ripreso per l’ultima volta un uomo di mezza età scendere da un camper insieme ai suoi due cani, per poi allontanarsi a piedi fino a scomparire dall’inquadratura — e da allora, da ogni traccia certa.
Le indagini dei carabinieri di Pizzoli hanno portato all’identificazione del 44enne, grazie al contratto di noleggio del mezzo. Subito sono scattate le ricerche, con l’impegno del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e del Soccorso alpino della Guardia di Finanza, supportati da droni dei Vigili del Fuoco ed elicotteri, quando il meteo lo ha consentito.
Fin dall’inizio, però, lo scenario si è rivelato proibitivo: cime e canaloni coperti di neve, elevato rischio valanghe e pochissimi elementi utili per orientare le operazioni. Solo alcuni segnali del GPS dell’orologio del disperso, captati nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa, hanno offerto una flebile pista, affiancata da segnalazioni poi rivelatesi infondate.
A rafforzare l’impegno sul campo è arrivata anche la famiglia di Brozek. Dalla Polonia, la sorella Diana Brozek ha sporto denuncia di scomparsa e ha raggiunto l’Italia per seguire da vicino le ricerche. Un barlume di speranza si è acceso quando uno dei cani dell’uomo è riemerso dalla neve, provato e denutrito ma vivo. Del suo padrone e del secondo cane, però, nessun segno.
Mentre il Gran Sasso continua a mostrare il suo volto più duro e invernale, la montagna restituisce un salvataggio riuscito ma trattiene ancora un mistero che pesa come un macigno. Le ricerche proseguono, tra difficoltà operative e la speranza che non si spegne.