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SULMONA – È morto nella notte tra il 24 e il 25 dicembre Rosario Scalia, 50 anni, detenuto nel carcere di massima sicurezza di Sulmona e ritenuto dagli inquirenti uno dei fiancheggiatori della rete criminale riconducibile a Matteo Messina Denaro. L’uomo è stato trovato privo di vita all’interno della propria cella durante i consueti controlli notturni effettuati dalla polizia penitenziaria insieme al personale sanitario.

I primi accertamenti del servizio di emergenza 118 hanno indicato come possibile causa del decesso un arresto cardiocircolatorio. Tuttavia, la Procura della Repubblica di Sulmona ha disposto ulteriori verifiche, aprendo un fascicolo contro ignoti con l’ipotesi di omicidio colposo. A destare attenzione sono stati sia l’età relativamente giovane del detenuto sia un intervento chirurgico all’anca a cui Scalia si era sottoposto pochi giorni prima presso l’ospedale “Santissima Annunziata”.

Su disposizione dell’autorità giudiziaria, la salma è stata trasferita all’ospedale dell’Aquila, dove verrà eseguita l’autopsia per chiarire se il decesso possa essere collegato a complicazioni post-operatorie o ad altre cause.

Originario di Partanna, nel Trapanese, Scalia era un imprenditore edile classe 1975 ed era considerato vicino a Giovanni Domenico Scimonelli, ritenuto figura apicale del mandamento del Belice e collegamento con la latitanza di Matteo Messina Denaro. Le indagini avevano evidenziato una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato, giudicato frutto di attività illecite.

L’uomo stava scontando una condanna definitiva a 19 anni e 11 mesi di reclusione per il concorso nell’omicidio di Salvatore Lombardo, assassinato il 21 maggio 2009 all’interno dello Smart Cafè di Partanna. Secondo le sentenze, Scalia avrebbe avuto il ruolo di sorvegliare la vittima e comunicare i suoi spostamenti al mandante, consentendo ai killer di entrare in azione. Un delitto qualificato come omicidio di mafia, aggravato dall’intento di favorire Cosa nostra.

Il movente dell’uccisione era legato al furto di un furgone carico di merce appartenente a un supermercato Despar gestito dallo stesso Scimonelli, episodio ritenuto un affronto da punire in modo esemplare.

Nel 2024 il Tribunale di Trapani, sezione misure di prevenzione, aveva disposto la confisca di beni per un valore complessivo di circa 180 mila euro: immobili, terreni, conti correnti e attività aziendali. Il provvedimento faceva seguito a un sequestro eseguito nel 2023 ed era motivato dalla riconosciuta pericolosità sociale dell’imprenditore.

La morte di Rosario Scalia avvenuta nel silenzio del carcere abruzzese segna la fine di una vicenda giudiziaria intrecciata alle dinamiche della mafia trapanese e al sistema di protezione che per anni ha gravitato attorno a Matteo Messina Denaro.

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