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L’AQUILA. Le condizioni meteo e il ritrovamento di un cane sopravvissuto rappresentano gli unici, fragili spiragli di speranza per la famiglia Brozek. È a questi segnali che si aggrappano amici e parenti di Karol, 44 anni, scomparso sul Gran Sasso dal 19 novembre. L’uomo era partito dalla Polonia alla fine di ottobre a bordo di un camper, insieme ai suoi due cani, Pirat e Kraken, prima che la montagna ne facesse perdere ogni traccia.

Anche ieri le operazioni di ricerca sono proseguite senza sosta, come accade ormai da oltre due settimane. In campo gli uomini del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas) e del Soccorso alpino della Guardia di finanza (Sagf), impegnati soprattutto nell’area della Valle dell’Inferno, già perlustrata nei giorni scorsi ma ancora considerata una zona chiave. Un terreno vasto e complesso, dove anche un dettaglio minimo potrebbe fare la differenza.

A supporto delle squadre a terra sono intervenuti anche i droni dei vigili del fuoco, il cui impiego è stato però fortemente limitato dal maltempo che continua a ostacolare le attività di ricerca.

Sul posto è tornato anche Pirat, l’unico dei due cani a essere stato ritrovato vivo, simbolo di una speranza che fatica a spegnersi. A condurlo più volte in quota è Diana Brozek, sorella gemella di Karol, arrivata in Abruzzo per seguire personalmente le operazioni. L’auspicio è che il legame profondo tra il cane e il suo padrone possa indicare una pista, là dove neppure la tecnologia riesce ad arrivare. Per ora, però, ogni tentativo non ha ancora dato esito.

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